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Menu Sezioni Canali Regioni Foto Video Podcast Link Premium Caso Epstein, re Carlo pronto a collaborare con la polizia su Andrea. Ghislaine Maxwell non parla senza grazia
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ROMA, 09 febbraio 2026, 20:51
di Claudio Salvalaggio
Re Carlo III è pronto a "dare sostegno", se richiesto, alla polizia britannica incaricata di valutare l'eventuale rilevanza penale delle informazioni confidenziali che l'ex principe Andrea avrebbe condiviso con Jeffrey Epstein su alcune missioni svolte in anni in cui era emissario e testimonial commerciale per conto di vari governi britannici in Asia. Lo annuncia Buckingham Palace con una nota senza precedenti nella quale ricorda come Carlo abbia già "mostrato la profonda preoccupazione", attraverso azioni "senza precedenti", sul coinvolgimento del fratello nello scandalo dei legami con il defunto finanziere pedofilo americano.
"Siamo molto preoccupati", hanno sottolineato anche William e Kate per un caso che rischia di travolgere anche il governo Starmer. Ha fatto scena muta invece Ghislaine Maxwell, chiamata a testimoniare alla Camera sul caso Epstein, in un videocollegamento dal carcere a porte chiuse. L'ex compagna e complice del finanziere suicidatosi in carcere si è avvalsa della facoltà di non rispondere, invocando il quinto emendamento della Costituzione, che garantisce il diritto al silenzio per non autoincriminarsi.
Gli avvocati dell'ex socialite britannica, condannata a 20 anni per aver aiutato Epstein ad abusare sessualmente di ragazze minorenni, hanno fatto sapere che parlerà solo se riceverà la grazia presidenziale. Sono pronti intanto a deporre a fine febbraio Bill e Hillary Clinton, ma è battaglia se la loro testimonianza debba essere pubblica, come vuole l'ex coppia presidenziale, o a porte chiuse, come vorrebbero i repubblicani, forse nel timore che l'interrogatorio possa diventare un imbarazzante boomerang anche per Donald Trump.
Dai nuovi file pubblicati dalla giustizia Usa emerge che Maxwell aiutò Bill a fondare e finanziare le sue iniziative filantropiche dopo la presidenza, prima però dell'incriminazione di Epstein in Florida nel 2006. La divulgazione dei documenti ha aperto una sorta di vaso di Pandora, con ricadute politiche e giudiziarie finora più all'estero che negli Usa. In particolare in Gran Bretagna, dove i legami con Epstein dell'ex principe Andrea e dell'ex ambasciatore negli Usa Peter Mandelson stanno terremotando rispettivamente la Casa Reale e il governo laburista. In quella che è la loro prima nota ufficiale sul caso, il principe William e la consorte Kate hanno espresso la loro "profonda preoccupazione" per le "continue rivelazioni" emerse dai file.
Nel breve comunicato viene sottolineato come il pensiero dei principi di Galles sia "rivolto alle vittime" dello scandalo Epstein. Ma non viene mai citato Andrea, anche se c'è un riferimento indiretto ai numerosi imbarazzi da lui provocati, che si riverberano inevitabilmente sugli impegni dei vertici della monarchia sulla scena internazionale: da quello di William arrivato in Arabia Saudita a quelli di re Carlo, che è già stato ripetutamente contestato durante un paio di visite in patria. Anche il premier Keir Starmer cammina sulle uova dopo le dimissioni di Mandelson, ex controversa eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, riciclato circa un anno fa dallo stesso primo ministro come ambasciatore negli Usa (nonostante fossero già noti i suoi rapporti col faccendiere pedofilo) e finito sotto accusa in un'indagine penale di Scotland Yard per i suoi legami a doppio filo con Epstein.
Prima ha lasciato il chief of staff Morgan McSweeney, ora il capo della comunicazione Tim Allan. Incalzato pure dal leader della branca scozzese del Labour, Anas Sarwar, che gli ha chiesto di dimettersi, Starmer ha deciso di rivolgersi al gruppo parlamentare del suo partito per cercare di recuperare la fiducia dei suoi deputati e salvare la poltrona. Scosse di terremoto anche in Norvegia, dove la polizia ha annunciato di aver aperto un'indagine contro una celebre diplomatica del Paese, Mona Juul, e suo marito, Terje R›d-Larsen, sospettati rispettivamente di "corruzione aggravata" e di "complicità in corruzione aggravata" nell'ambito dei loro passati legami con Jeffrey Epstein. Juul, che si è appena dimessa da ambasciatrice in Giordania e in Iraq, e il suo consorte avevano entrambi svolto un ruolo importante nei negoziati segreti israelo-palestinesi che portarono agli Accordi di Oslo all'inizio degli anni '90. E mentre crescono i sospetti che Epstein lavorasse o fosse nel mirino di agenzie di intelligence, dalla Cia al Mossad e all'Fsb, altre rivelazioni potrebbero arrivare da oggi, quando i parlamentari potranno consultare copie dei file non censurate.
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